Simoun
Anno: 2006
Produzione: Studio Deen
Episodi: 26
Disponibilità: fansub

Le vicende di Simoun si svolgono su Daikūriku, un pianeta in apparenza simile alla Terra, ma dove gli esseri umani nascono invariabilmente come donne, e tali rimangono fino ai 17, quando si recano in luoghi speciali, chiamati Fonti, per scegliere il proprio sesso.
Una delle nazioni più potenti del pianeta è Simulacrum, una teocrazia che celebra il culto del dio Tempus Spatium. La loro forza deriva soprattutto dallo sfruttamento di una particolare forma di tecnologia pulita, gli helical motors. Questi helical motors sono stati creati studiando i Simoun, veivoli la cui origine è sconosciuta. Si narra infatti che siano vestigia di un antico passato, di cui però non rimane più traccia. Per questo motivo vengono considerati un dono di Tempus Spatium, e solo alle Sibyllae, sacerdotesse che non hanno ancora scelto il proprio sesso, è consentito pilotarli. I Simoun possono eseguire delle “figure”, le Li-Mājon; normalmente sono eseguite per rendere omaggio a Tempus Spatium, ma sono anche in grado di procurare devastanti effetti distruttivi, rendendo di fatto i Simoun una potentissima arma da guerra. Le Li-Mājon possono essere eseguite da uno o più Simoun, fino a un massimo di 12. Per questo le sacerdotesse sono divise in gruppi appunto di 12, chiamati choirs. La Sibylla a capo del chor è detta Regina.
Le altre nazioni di Daikūriku, stanche del monopolio di Simulacrum sugli helical motors, decidono di muovergli guerra. I Simoun diventano così la principale difesa del paese, e alle Sibyllae è concesso di rimandare il momento della scelta del sesso, per permettere loro di rimanere più a lungo sul campo di battaglia.
La serie s’incentra sulle componenti del chor Tempest, considerato un’unità d’elite. La sua Regina, Neviril, ricopre anche il ruolo di Sybilla Aurea, ossia la più anziana e abile tra tutte le Regina.
Neviril ha una relazione con Amuria, la sua partner di volo (i Simoun devono essere necessariamente pilotati da due sacerdotesse). Ma Amuria muore in battaglia, e Neviril ne è distrutta. Come rimpiazzo per le perdite subite, arriva, tra le altre, Aeru, una ragazza mascolina ed energica. Aeru è un’ottimo pilota, e decide immediatamente di voler diventare la partner di Neviril. Le due svilupperanno un difficile rapporto, sullo sfondo di una guerra che giorno dopo giorno diventa sempre più orribile.
Già il fatto che ci sia tutta l’ampia premessa sul background socio-politico dovrebbe far pensare che Simoun è una serie molto complessa, e in effetti è così. I temi affrontati sono molteplici, e spesso molto attuali: basti pensare al fatto che, andando a ben vedere, la guerra scoppia per il possesso di un’energia pulita, in grado di riparare ai danni causati dall’uomo al pianeta. Ma anche le dispute religiose rivestono un ruolo essenziale, e non mancano riflessioni sul ruolo delle donne in una società predominata dagli uomini (ad esempio, scegliere di diventare un uomo è essenziale per fare carriera), o sulle differenze di classe.
Tuttavia sono i personaggi il nucleo fondamentale della vicenda. Non solo le protagoniste, ma anche i comprimari sono tutti ben sviluppati e con una propria personalità. E con propria personalità non intendo che rispondono semplicemente a stereotipi come il “cavalier servente” o la “signorina di buona famiglia”, che pure ci sono. Ma sono più approfonditi, ognuna si porta dietro il suo bagaglio di insicurezze ed esperienze, e tutte impareranno qualcosa e cambieranno nel corso della storia, il che le rende ai miei occhi ancora più vere.
Dal punto di vista dello yuri, come si può intuire ce n’è a bizzeffe. In molti hanno sollevato la questione se si tratti in realtà di vere relazioni o hint omosessuali, visto che le sacerdotesse non sono donne a tutti gli effetti. A ben vedere però Simoun, molto più di altri anime, mostra come l’amore si qualcosa che vada al di là dell’orientamento sessuale: nel corso della serie s’incontrano coppie etero e omo di entrambi i sessi, anche dopo il passaggio alla fonte. Del resto non tutti scelgono consapevolmente cosa diventare, e chi invece decide da sé lo fa pensando al tipo di vita futura che vuole intraprendere. A ben vedere, l’idea che se si ama una persona la si ama ugualmente, a prescindere se sia uomo o donna, è molto “pura”, e rientra in un certo qual modo nello stereotipo giapponese.
Secondo me, porsi problemi del genere è un po’ inutile. I creatori della serie non avevano intenzione di stimolare una prospettiva del genere, soprattutto considerando com’è accettata l’omosessualità in Giappone. Le sacerdotesse sono donne perché la serie è rivolta a un pubblico maschile (e si vede, anche se il fanservice non è mai volgare), ma finché l’espediente è utilizzato per raccontare delle storie belle e profonde, non ce ne lamentiamo.
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